Dissociazione

come sfruttare la rete per alimentare le proprie passioni

Mi guardo intorno. Solo io. Le persone intorno a me guardano ognuna il proprio monitor. Isolate, chiuse in una bolla di indifferenza, non godono di ciò che le circonda. Dita frenetiche scrivono, cercano, comprano, cancellano, bloccano, postano, linkano. Tutto attraverso il filtro della rete, ogni decisione mediata dai like. Gli amici si scrivono mentre siedono allo stesso tavolo, le coppie controllano ossessivamente il loro profilo, in molti nutrono il loro ego postando miriadi di selfie in cerca di conferme e popolarità.

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SAL (stato avanzamento lavori)

lavorare su web

Negli ultimi tempi, ho letto miriadi di post sulla scrittura per il web e sul blogging.
Sperimenta, prova, sbaglia. Ma agisci. Vuoi aprire un blog? Cosa aspetti?
Ma prima devi imparare un’infinità di nozioni teoriche, acquisire conoscenze che spaziano dalla SEO ai linguaggi di markup per non parlare delle regole di copywriting e comunicazione visiva, il tutto condito da una buona strategia social. Nel frattempo, cerca nuove vie, sii te stesso ma anche originale e produci molti contenuti e tutti di ottima qualità e pregevole fattura.

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Il tarlo del vuoto

il tarlo del vuoto ti spinge dentro di te

Scrivi ogni giorno.
Pare facile. A me non sembra così semplice e fluido e non perché non abbia opinioni o idee, ma mi pare di trovarmi in un nucleo liquido e indistinto dove risulta impossibile afferrare anche un solo piccolo pensiero, una sorta di amo cui aggrapparsi per cominciare. 
Leggo alla ricerca di un’ispirazione. Navigo per ore, leggo ancora, mi soffermo a guardare immagini, infografiche e fotografie. Mi cimento nello studio di strumenti utili di cui non conosco ancora tutte le potenzialità.

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Bias e gap comunicativi (quotidianamente soli)

incomprensioni da disattenzione

Vado alle poste. Aspetto, osservo l’impazienza contrariata della gente in fila.
Si incazzano a priori, anzi, arrivano già infastiditi e scioccati dall’inefficienza scontata del servizio. Anche nei casi in cui gli impiegati e le impiegate della posta cerchino non senza sforzo di essere gentili ed esaustivi. L’italianità becera della protesta silenziosa e sterile, dell’alzata di occhi, dello sbuffo seccato. Mi viene da ridere, e rido sommessamente da sola.
Non c’è comunicazione: gli utenti fanno domande e non aspettano la risposta. Aspettano soltanto la loro risposta al bisogno senza ascoltare i consigli e le istruzioni di chi lì ci lavora.

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Sul Lunedì

limiti e processo creativo

È lunedì. Amo il lunedì: ha il sapore del caffè bollente, il suo aroma avvolgente, e la freschezza del bucato steso all’aria aperta in un’assolata mattina di maggio. Mi dà una sensazione di inizio, di novità, di sfida.
E la sfida mi piace. Ogni giorno racchiude milioni di possibilità, ogni istante è un vaso colmo di piacevoli guanti pronti per essere colti.

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Assenza in-giustificata

Da tempo rifletto sulla possibilità di aprire un nuovo blog personale vista la costipazione di questo. In questi giorni ho realizzato invece che è utile che io mantenga questo blog: la tentazione di scomparire e di cancellare il mio primo esperimento semiserio di blogging è forte, ma non quanto la mia volontà di monitorare i miei progressi. Ho aperto questo spazio virtuale per impormi di scrivere con costanza, di esercitarmi nella mia passione. La paura di non essere all’altezza, il timore dell’indifferenza, la vergogna mi hanno tenuto lontana, appartata, appena fuori dal cerchio magico del blogging.
Mi sono arrovellata a sufficienza: è giunto il momento di agire per ottenere ciò che desidero.

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Sull’oggetto comunicativo

esercizio di scrittura creativa

Ho deciso di riportare un esercizio che ho svolto dopo la lettura di un bel post di Roberta Zanella dal titolo: “Allenare la creatività: l’oggetto comunicativo”. Roberta ha fornito precise istruzioni e interessanti consigli riguardo allo svolgimento dell’esercizio; forse sono uscita dal sentiero, ma ritengo giusto postare il risultato dell’esperimento così come l’ho vissuto. Dopo aver letto il post, mi sono guardata intorno e i miei occhi si sono fermati sulle rose esposte qui sopra.

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La Paura fa Novanta

Mi chiamo Emma e scrivo.
Mi occupo della creazione e della gestione dei contenuti per conto di Core41 Web Solutions.
E vi confido che mi diverto molto.
Questo non significa certo che questa avventura che ho deciso di intraprendere non sia irta di difficoltà e non richieda qualche sacrificio e soprattutto un costante, indispensabile studio.
Ma posso enumerare diversi motivi per cui sono estremamente contenta di quello che faccio e non rinuncerei per nulla al mondo a farlo:

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Vizi di ricerca

La ricerca come scoperta

“La creatività serve per innovare il modo di fare qualcosa, in effetti non importa cosa, l’innovazione in sé di un processo, di un prodotto o di un servizio, sono sempre una carta vincente”, sostiene Andrea Girardi nel suo post Innovazione e pregiudizi del 19 settembre scorso. E nella mia mente si erge un’affermazione di A. Testa tratta dal suo MINUTI scritti: “spesso le cose che presumiamo di sapere già e quelle che ci aspettiamo di vedere quando osserviamo un’immagine o un evento appannano la nostra percezione, guidandoci verso un’interpretazione viziata da stereotipi.”

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Epigrafe a UBIK

«Io sono Ubik. Prima che l’universo fosse, io ero. Ho creato i soli. Ho creato i mondi. Ho creato le forme di vita e i luoghi che esse abitano; io le muovo nel luogo che più mi aggrada. Vanno dove dico io, fanno ciò che io comando. Io sono il verbo e il mio nome non è mai pronunciato, il nome che nessuno conosce. Mi chiamano Ubik, ma non è il mio nome. Io sono e sarò in eterno.»
[P. K. Dick, Ubik]

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